AUT Amorotto Trail 2016 – 68 km D+ 3.200

Qualche mese fa, facendo due conti, mi accorgo che quest’anno potrei farcela a fare una gara da 4 punti (new) UTMB. Con 4 punti (e anche i tanti 3 punti fatti quest’anno) è possibile prendere in considerazione moltissime gare per il 2017.

Scartabellando il calendario e incrociandolo con quello delle ferie estive, mi accordo che c’è un certo Amorotto Ultra Trail il 4 settembre in Emilia. Così decido di passare gli ultimi 40-50 giorni di allenamenti con l’obiettivo di metter su un po’ di dislivello e abituarmi ad andare al passo (possibilmente svelto) in salita.

La forma, il fisico e le capacità sono quelle che sono: obiettivo è stare nelle 12 ore (cancello a 13 ore) per completare i 68 km e D+ 3.200 della AUT.

Trasferta in solitaria. Mi presento a Carpineti (RE) alle 14 del sabato e sono il primo a ritirare il pettorale. Ho deciso di strafare e mi faccio pure la vertical (CCV – Castello Carpinete Vertical) di 1,6 km e D+ 260 delle ore 16. Mi sdraio quindi sotto le fronde degli alberi e sonnecchio un po’.

Amorotto pettorali

Alle 16 partenza scaglionata per i 16-17 impavidi che si sparano la verticale, con circa 33 gradi all’ombra e un’afa veramente poco gradevole. La faccio ad un ritmo buono ma non sostenuto, devo risparmiarmi un minimo per la gara del giorno dopo. Faccio 14.57, prendendo ben 4 minuti dal primo (è andato più veloce di un seggiovia!!!).

Mangio una pizza con Marco, trailer conosciuto lì per lì, e poi a nanna in palestra. E’ la prima esperienza ed è una pacchia: spazio enorme, 8-9 persone a dormire, aria condizionata accesa tutta la notte e nessuno che russa o fa casino.

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Dormo non troppo bene e alle 4.30 sono in piedi per mettere a posto, fare colazione, incremarmi di fissan da cima a fondo e andare in zona partenza.
Sullo start mi trovo con Tommaso, conosciuto su RunningForum, e scambiamo due chiacchiere. Siamo tutti e due lì con l’obiettivo dei 4 punti per la LUT 2017. Decidiamo di fare il primo pezzo insieme (anche se lui avrebbe un passo parecchio migliore del mio).
Partenza alle 7.10, attraversando alcuni campi dal “buon” odore di mucca. L’aria è già calda e la giornata si preannuncia torrida. Il litro d’acqua obbligatorio ci sta tutto. Chiacchieriamo un bel po’, silenziandoci solamente quando la strada sale.
Il primo strappone, dopo 6,5 km e un paio di tentativi di sbagliare strada (per fortuna c’è sempre chi ci corregge), dice 2 km e D+ 260. Si sentono tutti! Verso le 10.30 il caldo inizia ad essere importante e si beve a più non posso. Alle 11 mi chiama Elena e la mia risposta è “Ciao. Tutto bene. Sono in salita. Passo e chiudo”. Telegrafico ma non ce la facevo a dire due parole di più.

Per i primi 25 km riesco a correre anche in discesa. Poi ho caldo e sete. Tommaso ha le gambe per andare. Decide di fare coppia fino al ristoro del Monte Valestra (35° km) poi se se la sente parte. E infatti parte e chiude in 10 ore e spicci. Non m’avesse aspettato nella prima metà poteva stare poco sopra le 9 ore!

Il caldo e la sete la fanno da padroni. Arrivo al ristoro del 35° completamente a secco, pregando che il gps non abbia sbagliato i conti e che il ristoro sia effettivamente lì. Mi faccio la solita routine: 3-4 pezzi di banana, 250 ml di cola, un bicchiere di Sali, un bicchiere d’acqua e riempimento borracce. Mi lavo anche la testa sotto un gomma dell’acqua. E riparto.
Non ce la faccio a correre, neppure in discesa. Ho paura di sudare troppo e finire troppo presto l’acqua. Mi metto in modalità iper conservativa (anzi lo sono da almeno 7-8 km) e non vado mai al di sotto dei 9’/km.

Passare su strade sterrate bianche in mezzo a massi bianchi è come entrare in un forno. Ore 14.45, passo accanto al Castello delle Carpinete: a destra si va all’arrivo, a sinistra si inizia l’ultimo tratto di 20 km e altro 1.000 e passa di dislivello. La tentazione è forte, la stachezza c’è tutta. Stringo i denti e giro a sinistra.
Verso le 15 si alza un po’ di venticello e nei boschi la temperatura scende di un paio di gradi: una manna! Non soffro il caldo come prima e posso provare a spingere un po’ di più in salita – in discesa ho sempre paura di inciampare e cadere. Da oramai più di due ore che proseguo in solitaria e sarà così fino quasi all’arrivo.

Stare da soli aiuta a concentrarsi sullo sforzo, di contro la solitudine ti porta ad essere “conservativo”. Infatti a circa 7-8 km dall’arrivo riprendo chi mi precede e questo mi da’ forza di attaccare un po’ le salite. E mi da’ lo stimolo per corricchiare un po’ in discesa, complice anche la temperatura scesa finalmente sotto i 30 gradi. Lui non demorde e mi si appiccica dietro. Andiamo così fino a 600 metri dall’arrivo, quando lo lascio andare perché non mi va di correre e mi tengo le ultime energie per lo show business: arrivo al traguardo alla supersonica velocità di 6’/km, soddisfatto di aver concluso questa piacevole corsa tra boschi e colline. Chiudo in 11:40:21 alla siderale media di 10’20”/km.

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Ringraziamento all’organizzazione che ha messo su un bel trail organizzato in maniera ottimale, con un percorso divertente e figuranti in costumi medioevali ai ristori, piacevoli da incontrare.

Ritrovo Tommaso nel parcheggio della palestra, fresco come una rosa. Io sfatto come un budino al sole. Forse sono solamente i 10 anni di differenza…

E ora un po’ di riposo per poi godersi il trail di casa, al Parco della Maremma, i primi di ottobre

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